21/10/2008
Punto di Vista
di Cristiano Boccuzzi
Premetto che, a mio parere, prima che apparire socialisti dovremmo ricominciare a credere nel Socialismo: attenzione spesso i concetti viaggiano paralleli e non si intersecano.
DA DOVE RIPARTIRE: La politica socialista a fronte delle scorse elezioni politiche necessita di un ripensamento, la vittoria della destra, non deve indurci a considerare le scorse politiche una totale sconfitta: se l’obiettivo socialista si fosse realizzato, probabilmente, travolti dal ciclone dell’ affermazione, non ci saremmo neanche accorti che proprio nei socialisti qualcosa non va. Ci saremmo accontentati della mediocrità, di un posto a sedere. Così non è stato, quindi la soluzione è: reagire per ottenere. Reagire non solo per “rastrellare” voti: è necessario prepararsi, confrontarsi, proporre e cambiare (se c’è da cambiare qualcosa), poi tutto verrà da sé. Se non è possibile farlo sulla base di principi e valori (cosa che invidio alle campagne elettorali di 30-40 anni fa, di cui mi si racconta), che lo si faccia sul piano della cultura e della informazione. Ricordiamoci che in Italia è ancora in vigore una Costituzione, è la stessa di 60 anni fa, quella che ininterrottamente ed insistentemente parla di Democrazia (parlamentare), di Libertà, di Repubblica (una ed indivisibile), di Uguaglianza: è la stessa che oggi tenta di rimanere a galla nonostante i duri colpi inflitti. È da qui che si deve partire. Spetta a noi di doverla difendere nei contenuti e nella struttura.
CHI SIAMO, CON CHI STIAMO, COSA CI ASPETTIAMO: È necessario capire chi si è, chi si è stati, per cosa si è combattuto: mi è bastato un accenno di “si” dinanzi ad una foto delle manifestazioni socialiste degli anni 70; mi è bastato il racconto travolgente delle campagne elettorali degli anni 50; mi è bastato assistere all’emozione di chi alla politica, al socialismo, ha dedicato la sua vita, per capire che basta poco per risvegliare, non solo nei giovani, qualcosa che io stesso non sono in grado di dire cos’è, né voglio che me lo si sveli. Sarò paziente… aspetterò con l’ansia di chi continua a chiedersi: ce la farò? Sarò in grado di portare avanti questo mio impegno politico? Sarò sempre coerente? Ne sarò all’altezza?
GIOVANI IN POLITICA – SVEGLIA!: Dopo il 26 ottobre, dopo il Congresso quindi, ripartiamo dalla convinzione che ai giovani socialisti non piace salire sui palchi per hobby, a loro non piace che gli si puntino contro riflettori, loro credono nella politica, credono nei valori, credono nella libertà. I giovani socialisti non sono figurine appiccicate in un album che sta per essere dimenticato. Prima che giovani, siamo socialisti: abbiamo una nostra posizione, ci schieriamo, ci confrontiamo, facciamo sentire la nostra voce. Lottiamo per un obiettivo comune. Ma che posti in poltrona ci aspettiamo, chi siamo noi per averla, ma che abbiamo fatto per meritarla? La nostra giovane età dovrebbe portarci a badare solo alle emozioni, all’istinto, alle paure: in alcuni più esplicite in altri meno.
GIOVANI E PARTITO: Ricordiamoci del fatto che non siamo un qualcosa di assolutamente estraneo al Partito, né per principio potremo mai esserlo. L’ho già scritto altrove e lo ribadisco: nel partito c’è chi la storia del nostro Socialismo l’ha fatta e chi la fa ancora adesso: in bene o in male, da protagonista o da antagonista. Non c’è solo da tagliare fuori ogni cosa. Certo, i motivi di adesione al Partito sono strettamente personali, ma ovviamente dicendo questo è come se affatto considerassi coloro che ci sono perché credono ancora che il Partito Socialista (o il suo gruppo giovani) sia (ancora) l’albero della cuccagna da cui attingere un chissà che. Voglio un gruppo veramente nuovo che torni ad ascoltare, che badi alle piazze ancor prima che alla sua sopravvivenza. La storia ci ha concesso di uccidere il Partito, ma noi, generazioni future più che del partito dobbiamo aver cura del Socialismo come tale. Aspettiamo che tutto ci venga comodamente concesso, pretendiamo posti di potere, siamo ormai del tutto rassegnati, passivi a tutto ciò che ci circonda. Sveglia! Quand’è che usciamo dalle nostre stanze e cominciamo a lavorare? Ad essere operativi? Torniamo a parlare con la gente, spetta a noi far cambiare idea a chi la pensa ancora come vent’anni fa e continua a dire: “se vi foste comportati meglio…”. Ma chi? Oggi siamo diversi, oggi la pensiamo diversamente. O sbaglio?
“Il partito ha funzione espressiva: di aggregazione e di comunicazione della domanda sociale; il partito è un canale per il reclutamento della classe politica; il partito è uno strumento di partecipazione politica per i cittadini. Il sistema di partito non è solo il prerequisito sociale di una democrazia liberale o poliarchica. I partiti sono canali di comunicazione della domanda sociale: in questa ha particolare rilevanza la cultura politica, perchè in essa si esprimono anche i valori o l’immagine della vita di una determinata società. In una democrazia poliarchica la cultura politica deve consentire, insieme, il consenso ed il dissenso, e cioè massimizzare la competizione nell’ambito dell’accettazione delle regole del gioco del sistema: il conflitto fra i gruppi, infatti, garantisce l’innovazione sociale e mostra la vitalità di un Paese” – Matteucci
A questo punto, non mi resta altro che dire: torniamo ad essere (più che a sembrare) socialisti. C’è chi come me guarda al prossimo appuntamento del 26 ottobre , sul futuro della federazione dei giovani socialisti , come una nuova partenza: la voglia c’è ed è anche tanta. Quindi al lavoro e sempre Avanti!
23:46
Scritto da : giovanisoc1
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Commenti
Testo ottimo, lineare e coinciso. Congratulazioni Compagno, hai colto nel segno il problema. Dobbiamo tornare (incominciare) a fare politica attiva, a stare a contatto con la gente, a promuovere le nostre idee e il nostro simbolo. Dobbiamo darci una svegliata. Avanti
Scritto da : Luca Giangrande | 21/12/2008
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